Xè Carnaval (Le Maschere Italiane)

01 Arlecchino e Arlecchina

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Arlecchino è tra le maschere più famose. È originario della regione Lombardia ed esiste anche nella versione femminile cioè come Arlecchina. Il vestito è composto da tanti pezzi di stoffa di colore diverso che gli avrebbero regalato gli amici in occasione del Carne affinché anche lui avesse un costume. Porta anche una maschera nera e una spatola di legno. E' astuto, coraggioso


Fin dalle remote origini della storia del mondo, all’epoca in cui la vita degli uomini era ancora avvolta nella fantastica atmosfera del mito, la maschera (etimologicamente il vocabolo italiano deriva da quello arabo « mascharà » che significa: scherno, satira) rappresentava un elemento essenziale e indispensabile nel costume degli attori. Era costituita semplicemente da una faccia cava artificiale, dietro la quale si nascondeva il volto umano, e la vera ragione della sua iniziale adozione presso i popoli antichi è da attribuirsi alla mentalità superstiziosa e suggestionabile dei nostri predecessori. Essi ritenevano, infatti, che gli oggetti strani, raffiguranti sembianze mostruose o grottesche, servissero ad allontanare dalla terra gli spiriti malefici, e con questa convinzione istituirono l’uso delle maschere durante le cerimonie religiose.

A Roma, le maschere comiche e tragiche entrarono in uso costante a cominciare dal II secolo avanti Cristo, ma successivamente ad esse si sostituirono, affermandosi con l’approvazione del pubblico, le maschere nere, ossia quelle striscette misteriose e civettuole ad un tempo che coprivano soltanto metà volto. L’ innovazione fu ereditata dalla più moderna commedia italiana dell’arte che fiorì nel 1600 e che presentò un genere teatrale buffonesco, dalla recitazione improvvisata o, più comunemente detta, «a soggetto ». I critici competenti, ancor oggi, non possono stabilire con esattezza se la commedia dell’arte sia nata prendendo vita dalle antiche farse laziali che, nella storia della letteratura latina, precedono la commedia di Plauto, oppure se l’ autentico creatore di tale espressione artistica sia stato il padovano Angelo Beolco, conosciuto come il Ruzzante. Tuttavia, è positivo, che essa fu chiamata commedia « all’improvviso », « a soggetto », in quanto spettava alla fantasia, al brio, allo spirito inventivo dell’attore, saper rendere convenientemente il contenuto dell’opera rappresentata. L’autore, infatti, si limitava a tracciare per sommi capi una trama (canovaccio) che veniva poi colorita nei più dettagliati particolari dalla personalità dei vari interpreti, tutti appartenenti a complessi di comici di straordinaria prontezza e versatilità. La recitazione improvvisata richiese poi che ogni attore si specializzasse nella rappresentazione di un personaggio di caratteristiche costanti ed in tal modo si fissarono i « tipi »: l’innamorato, il bugiardo, il dottore solenne e goffo, il padre credulone, il militare gradasso. Ogni « tipo » poi si distinse e divenne celebre per le battute umoristiche, per l’originalità di determinati atteggiamenti, per il costume e fu così che a tali personaggi si diede l’appellativo di « maschere ». Nacquero allora le figure che segnarono un’epoca, il cui nome e le cui gesta si sono tramandati nei secoli per rivelarsi negli aspetti sempre attuali e simpatici al ciclo continuo delle generazioni. Ognuna rappresenta la città e la regione da cui ha avuto i natali, paludata nel costume tradizionale. Una delle prime maschere della commedia dell’arte fu quella del prode Capitan Spaventa, il soldato vanaglorioso che compare in Liguria, sempre pronto a raccontare avventure mirabolanti da lui vissute unicamente nella realtà dei sogni.

Non meno celebre è la riuscita creazione di Antonfrancesco Grazzini, detto il Lasca, che nella sua nota commedia « l’Arzigogolo » presentò l’esemplare per eccellenza della categoria dei servi sciocchi, l’ingenuo intrigante dalle trovate cavillose ed inutili. Dall’albero genealogico delle maschere, risulta che il degno discendente del protagonista dell’Arzigogolo è Stenterello, il domestico poltrone e faceto, sempre disposto a dedicarsi ad ogni genere di bagordi. L’allegro fannullone è nato in Toscana e fu portato alle luci della ribalta, secondo la leggenda, dall’attore popolare Luigi del Buono sul finire del secolo XVIII.

A Venezia, troviamo Pantalone, uno dei più meritevoli beniamini del pubblico, noto soprattutto con il cognome burlesco di Pantalone de’ Bisognosi. Ha una grottesca figura tutta a spigoli — naso adunco, barba a pizzo, scarpe a punta rialzata — e rappresenta generalmente il tipo del vecchio brontolone incontentabile, onesto e immancabilmente vittima dei furbi.

Indimenticabile è senza dubbio anche la figura del dottor Balanzone, il pedante, noiosissimo, nonché sputasentenze principe del foro bolognese, passato ai posteri per le proverbiali arringhe assurde e inconcludenti.

I caratteri di queste tre maschere ricordano dei personaggi dei fumetti, Stenterello non sembra Paperino? E Pantalon de’ Bisognosi chi se non Paperon de’ Paperoni? Forse che Pico de Paperis non ricorda il dottor Balanzone?

Fermiamoci qui, ma chi potrebbero aver suggerito Gioppino, Arlecchino, Brighella, Pulcinella, Scaramuccia, Meneghino, Scapino, Florindo, Gianduia, Rosaura, Smeraldina, Colombina…

Le influenze che l’italiana commedia dell’arte esercitò sul teatro europeo affiorano distintamente in alcune opere di Molière, di Shakespeare e di vari autori spagnoli. Lo stesso Goldoni, per creare quella che doveva divenire la commedia italiana moderna, s’ispirò alla materia di questa avvincente forma di spettacolo.