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		<title>Dorsoduro (1.07)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 11:03:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;OSPIZIO ZUANE CONTARINI A pochi passi dalle Terese, seminascosta da un alto muro di cinta, si scorge la pittoresca facciata dell’ospizio Zuane Contarini. L&#8217;edificio è certamente gotico (1378), come si può dedurre dalle belle finestre archiacute, mentre la data di fondazione dell’istituto è il 1492. A quell’anno, risale infatti il]]></description>
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<p class="has-vertical-accent-gradient-background has-background has-large-font-size wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;OSPIZIO ZUANE CONTARINI</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A pochi passi dalle Terese, seminascosta da un alto muro di cinta, si scorge la pittoresca facciata dell’ospizio Zuane Contarini. L&#8217;edificio è certamente gotico (1378), come si può dedurre dalle belle finestre archiacute, mentre la data di fondazione dell’istituto è il 1492.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quell’anno, risale infatti il testamento del Contarini, nel quale si parla dell&#8217;istituzione di un piccolo ospizio ai Mendicoli &#8220;per cinque donne impossenti, preferibilmente nubili”’.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta del primo dei tre ospizi nei quali ci imbatteremo durante il nostro percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Venezia questi istituti benefici sorsero numerosi già dal XII secolo; alcuni di essi avevano lo scopo di ospitare i pellegrini che dalla nostra città si imbarcavano per la Terra Santa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In seguito, la loro funzione divenne anche quella di controllare ed eventualmente isolare epidemie contagiose portate da coloro che giungevano dall&#8217;Oriente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’andare del tempo gli ospizi divennero anche istituti a carattere assistenziale, in cui persone bisognose venivano accolte e mantenute a spese della Repubblica o di private associazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso si trattava di orfani che lo Stato si preoccupava di tutelare per avere in cambio, più tardi, forze giovani al proprio servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi il tipo di educazione impartita in questi istituti era di estrema raffinatezza. Le ragazze, in particolare, imparavano fin da piccole a ricamare, a suonare, a cantare, spesso con eccellenti risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Dovevano uscire da questi istituti, come oggi da colleges privati, le perfette donne di casa e madri di famiglia, secondo un modello di perbenismo civile e morale, che rispecchiava fedelmente il concetto della donna nella società veneziana di allora” (G. Perocco, 1976, Ill, pag. 1011).</p>



<p class="wp-block-paragraph">A partire dal XVI secolo il carattere “culturale” degli ospizi si andò sempre più accentuando. In molti di questi istituti si tenevano abitualmente spettacoli e concerti, frequentati dalla migliore società dell’epoca.<br>Nel XVII secolo si distinsero in particolare le <em>putte da coro</em> dell’ospizio della Pietà, le quali, sotto la guida di insigni maestri e compositori &#8211; il più celebre dei quali fu senza dubbio Antonio Vivaldi &#8211; pervennero a risultati di grande e raffinato virtuosismo.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em><strong>Bibliografia:</strong><br>E. Arslan, Venezia gotica, Venezia 1970.<br>A.S. De Kiriaki, La beneficenza di ricovero a Venezia nel passato e nei tempi nostri, Venezia 1900.<br>G. Perocco-A. Salvadori, Civiltà di Venezia, 3 voll., Venezia 1979.<br>E.R. Trincanato, Venezia minore, Milano 1948.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">DD. 1.7</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dorsoduro (1.06)</title>
		<link>https://voltalacarta.org/dorsoduro-1-06/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 10:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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					<description><![CDATA[LE “TERESE” AI di là del rio dei Mendicoli, proprio di fronte a S. Nicolò, sorgono la chiesa e il convento di S. Teresa, comunemente detti &#8220;delle Terese”, edificati nella seconda metà del Seicento, su progetto di Andrea Cominelli, collaboratore del Longhena e ideatore della facciata su canale di Palazzo]]></description>
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<p class="has-vertical-accent-gradient-background has-background has-large-font-size wp-block-paragraph"><strong>LE “TERESE”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">AI di là del rio dei Mendicoli, proprio di fronte a S. Nicolò, sorgono la chiesa e il convento di S. Teresa, comunemente detti &#8220;delle Terese”, edificati nella seconda metà del Seicento, su progetto di Andrea Cominelli, collaboratore del Longhena e ideatore della facciata su canale di Palazzo Labia, a Cannaregio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il convento venne fondato dalla carmelitana Maria Ferrazzo, la quale rimasta orfana durante la pestilenza del 1630 &#8211; si dedicò ad una intensa vita religiosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiesa, essendo sottoposta a giuspatronato ducale*, veniva annualmente visitata dal doge e dalla signoria, nel giorno della Santa titolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La facciata, sobria ed essenziale, contrasta vivacemente con l’interno, ricco di decorazioni barocche e di dipinti seicenteschi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla sinistra della chiesa sopravvivono l’ex convento e il bel chiostro circondato da portici e logge ad ampie arcate, ora parzialmente chiuse.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><sup><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_delle_Terese_(Venezia)#cite_note-churchesofvenice.co.uk-1"></a></sup></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il convento delle Terese venne soppresso nel 1810 per far posto a un orfanotrofio. Nel XX secolo il convento fu poi adibito a dormitorio per senzatetto, mentre oggi ospita le attività didattiche di alcuni corsi di laurea dello IUAV.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em><strong>Bibliografia</strong>:<br>U. Franzoi-D. Di Stefano, Le chiese di Venezia, Venezia 1976.<br>G. Piamonte, Venezia vista dall&#8217;acqua, Venezia 1966.<br>G. Tassini, Curiosità veneziane, Venezia 1964<br>Wikipedia, chiesa delle Terese</em></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">DD. 1.6</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dorsoduro (1.05)</title>
		<link>https://voltalacarta.org/dorsoduro-1-05/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[JollyJocker]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 10:17:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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					<description><![CDATA[LA FESTA DI S. MARTA Sull’area situata di fronte alla chiesa dei Mendicoli, ora occupata dal Cotonificio veneziano e dagli insediamenti della Stazione Marittima, si stendeva un tempo l’argine di S. Marta, che aveva lo scopo di proteggere la città dalle piene del Brenta. Nella parte più interna di questo]]></description>
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<p class="has-vertical-accent-gradient-background has-background has-large-font-size wp-block-paragraph"><strong>LA FESTA DI S. MARTA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull’area situata di fronte alla chiesa dei Mendicoli, ora occupata dal Cotonificio veneziano e dagli insediamenti della Stazione Marittima, si stendeva un tempo l’argine di S. Marta, che aveva lo scopo di proteggere la città dalle piene del Brenta. Nella parte più interna di questo <em>arzere</em> sorgevano un tempo un convento e una chiesa trecentesca, ora magazzino delle Ferrovie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni anno, il 29 luglio, in occasione della festività della Santa la popolare contrada diveniva meta di una suggestiva sagra notturna, con la tradizionale illuminazione a palloncini di gondole, <em>peate</em> e <em>tartane</em>. La festa si svolgeva nel campo antistante la chiesa e lungo l’<em>arzere</em> lagunare, affollato di baracche di venditori ambulanti e di cucine improvvisate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sera, dopo la tradizionale cena all&#8217;aperto a base di <em>sfogi</em> (sogliole) si ballavano la manfrina e la furlana, danze popolari dell’epoca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sagra, caduta in disuso nell&#8217;Ottocento, si protraeva durante tutti i lunedì del mese di agosto. Di qui il detto popolare fare <em>i luni de S. Marta</em>.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em><strong>Bibliografia</strong>:<br>G. Bellavitis, Itinerari per Venezia, Roma 1980.<br>G. Renier Michiel, Origine delle feste veneziane, Venezia 1919.</em></p>



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<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em>G.B. Brustolon, Festa dei pescatori in S. Marta dell’Arzere</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="658" src="https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/05_festa_smarta-1024x658.jpg" alt="" class="wp-image-4912" srcset="https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/05_festa_smarta-1024x658.jpg 1024w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/05_festa_smarta-300x193.jpg 300w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/05_festa_smarta-768x494.jpg 768w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/05_festa_smarta-465x299.jpg 465w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/05_festa_smarta-695x447.jpg 695w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/05_festa_smarta.jpg 1181w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Dorsoduro (1.04)</title>
		<link>https://voltalacarta.org/dorsoduro-1-04/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 10:03:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[LA CHIESA DI S. NICOLO’ DEI MENDICOLI La Chiesa, secondo un’antica leggenda, fu fondata intorno al VII secolo da un gruppo di padovani che nel tentativo di sottrarsi alle orde longobarde, si erano rifugiati su questo estremo lembo di terra veneziana, denominato Mendigola per l&#8217;estrema povertà dei suoi abitanti. L&#8217;edificio,]]></description>
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<p class="has-vertical-accent-gradient-background has-background has-large-font-size wp-block-paragraph"><strong>LA CHIESA DI S. NICOLO’ DEI MENDICOLI</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Chiesa, secondo un’antica leggenda, fu fondata intorno al VII secolo da un gruppo di padovani che nel tentativo di sottrarsi alle orde longobarde, si erano rifugiati su questo estremo lembo di terra veneziana, denominato <em>Mendigola</em> per l&#8217;estrema povertà dei suoi abitanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edificio, ricostruito nel XII secolo, conserva ancora la vecchia pianta a tre navate con transetto*<em>, </em>presbiterio absidato*, due cappelle laterali, nonchè la semplice facciata a capanna con portichetto quattrocentesco.<br>La conservazione dell&#8217;impianto originario fu possibile grazie alla posizione &#8220;umile’’ e decentrata della chiesa, al riparo da possibili interventi di ricchi mecenati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il semplice portico quattrocentesco, unico esempio esistente con quello di S. Giacomo a Rialto, per un certo periodo fu adibito a dimora di romite o <em>pinzocchere</em>, povere donne religiose che qui trascorrevano, pregando e digiunando, lunghi periodi di penitenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’interno della chiesa ha subito nel corso dei secoli numerosi interventi di ristrutturazione. Nel XIV secolo furono sostituiti i capitelli* della navata centrale (gli ultimi due a sinistra recano ancora incise le date 1361 e 1364); contemporaneamente veniva rifatto il tetto, di legno e a travature scoperte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul finire del Cinquecento la navata centrale venne arricchita di un prezioso apparato ligneo, adorno di tele e di statue dorate, assai simile per fattura a quello dei Carmini (cfr. DD.1,14).</p>



<p class="wp-block-paragraph">AI decennio 1750-60, infine, risale la bianca facciatina in pietra d&#8217;Istria, prospiciente il ponte di S. Nicolò, sorta in corrispondenza dell’antico ingresso laterale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla chiesa si erge un massiccio campanile quadrato dalla caratteristica forma a torre, tipica dello stile veneto-bizantino (secolo XII).</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><strong><em>Bibliografia:<br>U. Franzoi-D. Di Stefano, Le chiese di Venezia, Venezia 1976.<br>G. Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Trieste 1975.<br></em></strong></p>



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<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em>Chiesa di san Nicolò dei Mendicoli, facciata</em></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="886" height="591" src="https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/04_fotop.jpg" alt="" class="wp-image-4876" srcset="https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/04_fotop.jpg 886w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/04_fotop-300x200.jpg 300w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/04_fotop-768x512.jpg 768w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/04_fotop-465x310.jpg 465w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/04_fotop-695x464.jpg 695w" sizes="(max-width: 886px) 100vw, 886px" /></figure>
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		<title>Castello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 09:19:08 +0000</pubDate>
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		<title>San Marco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 09:16:55 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Cannaregio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 09:11:47 +0000</pubDate>
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		<title>Dorsoduro (1.03)</title>
		<link>https://voltalacarta.org/dorsoduro-1-03/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[JollyJocker]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:53:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217; “Arte&#8221; dei pescatori A Venezia le prime comunità di pescatori si stanziarono, fin dai tempi più antichi, nell&#8217;isola di S. Nicolò dei Mendicoli. Poco o nulla si sa circa le origini della loro Scuola. E&#8217; certo, comunque, che da subito la Repubblica si preoccupò di tutelare quest&#8217;arte, cosi essenziale]]></description>
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<p class="has-vertical-accent-gradient-background has-background has-large-font-size wp-block-paragraph"><strong><em>L&#8217; “Arte&#8221; dei pescatori</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A Venezia le prime comunità di pescatori si stanziarono, fin dai tempi più antichi, nell&#8217;isola di S. Nicolò dei Mendicoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco o nulla si sa circa le origini della loro Scuola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; certo, comunque, che da subito la Repubblica si preoccupò di tutelare quest&#8217;arte, cosi essenziale nell&#8217;economia della città, e soprattutto di studiare provvedimenti legislativi relativi all&#8217;ambiente lagunare, in modo da salvaguardarne il prezioso equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un decreto del 5 settembre 1536 del Collegio dei Savi ed Esecutori delle Acque, veniva per esempio deliberato che i rappresentanti della Scuola dei pescatori dovessero prendere parte alle sedute del <em>Collegio Lagunarum</em>, qualora fossero esaminati problemi attinenti la laguna: &#8220;<em>Perchè niuno meglio intende il corso et andamenti de le acque de queste nostre lagune…&#8221;.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vari erano i tipi di barche destinati alla pesca in laguna, in valle, in mare: da <em>togna</em> (con lenza e amo); da <em>cappe</em> (per la pesca anche a rete); da <em>trato</em> (con reti a strascico) ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per designare la proprietà della barca i pescatori erano soliti dipingere sulle vele simboli o figure vivacemente colorati: la ruota, la zucca, il cavallo, il giglio, il tagliere con la polenta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;arte della pesca comprendeva anche i <em>compravendi</em> (mercanti all’ingrosso) e i <em>pescivendoli</em> (venditori al minuto). La vendita del pesce si svolgeva nelle due grandi pescherie di S. Marco e di Rialto. I pescatori si recavano con le reti colme al cosiddetto <em>palo</em> (antenna rizzata in mezzo al mercato), accanto al quale si stimava la qualità del pesce, se ne valutava il prezzo, si pagava il dazio, e infine si procedeva alle trattative con i compravendi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Scuola di questi ultimi aveva la propria sede ai Carmini, in un locale di proprietà dell’attiguo monastero, corrispondente al N. civ. 2609-10, attualmente adibito a negozio.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em><strong>Bibliografia</strong>:<br>R. Cessi-A. Alberti, Rialto: L’isola-Il ponte-Il mercato, Bologna 1934.<br>S. Gramigna-A. Perissa, Scuole di arti e mestieri e devozione a Venezia, Venezia 1981.<br>G. Marangoni, Associazioni di mestiere nella Repubblica Veneta, Venezia 1974.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em>J. Grevembroch, una tartana</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="756" src="https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/03_tartana_pescatori-1024x756.png" alt="" class="wp-image-4831" srcset="https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/03_tartana_pescatori-1024x756.png 1024w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/03_tartana_pescatori-300x221.png 300w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/03_tartana_pescatori-768x567.png 768w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/03_tartana_pescatori-1536x1134.png 1536w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/03_tartana_pescatori-465x343.png 465w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/03_tartana_pescatori-677x500.png 677w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/03_tartana_pescatori.png 1562w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>Dorsoduro (1.02)</title>
		<link>https://voltalacarta.org/dorsoduro-1-02/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[JollyJocker]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:19:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I Nicolotti L&#8217;itinerario prende le mosse dall&#8217;antica chiesa di S. Nicolò dei Mendicoli, situata in una delle contrade più popolari di Venezia, un tempo dimora di artigiani e pescatori, i Nicolotti. Ancora oggi, nel campo antistante la Chiesa, si può scorgere il pilone che sorreggeva il loro stendardo e una]]></description>
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<p class="has-vertical-accent-gradient-background has-background has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong><em>I Nicolotti</em></strong></p>



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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;itinerario prende le mosse dall&#8217;antica chiesa di S. Nicolò dei Mendicoli, situata in una delle contrade più popolari di Venezia, un tempo dimora di artigiani e pescatori, i Nicolotti. Ancora oggi, nel campo antistante la Chiesa, si può scorgere il pilone che sorreggeva il loro stendardo e una colonna col leone alato che risale al 1700.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con i Castellani essi costituivano una delle due fazioni in cui si divideva la città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Nicolotti formavano anche una sorta di piccola Repubblica, a capo della quale veniva eletto un Gastaldo, coadiuvato da dodici presidenti e un cancelliere, addetti all’amministrazione e all&#8217;ordinamento della pesca.<br>Per la piccola comunità l&#8217;elezione del gastaldo costituiva occasione di festa. Le finestre venivano addobbate con damaschi e drappi multicolori e la gente si riversava per le strade a festeggiare il nuovo eletto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi, smesso l’abito coi distintivi neri dei Nicolotti e indossato quello rosso delle pubbliche cerimonie, si recava a piedi a Palazzo Ducale, dove veniva accolto dal doge con il tradizionale abbraccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anticamente anche la piccola comunità dei Nicolotti apparteneva alla fazione dei Castellani. Gli abitanti di tre sestieri, Castello, S. Marco, Dorsoduro, erano infatti chiamati Castellani, quelli degli altri sestieri &#8211; S. Croce, S. Polo, Cannaregio, &#8211; Cannaruoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma nei primi anni del Trecento gli abitanti di cinque contrade di Dorsoduro (S. Nicolò dei Mendicoli, Angelo Raffaele, S. Sebastiano, S.<sup>ta</sup> Margherita e S. Pantalon) vennero colpiti da scomunica in seguito all&#8217;uccisione del vescovo di Olivolo (Castello), Ramberto Polo, recatosi nella parrocchia di S. Pantalon per la riscossione della decima dei morti. I parrocchiani, ritenendo di esserne stati definitivamente esonerati dal vescovo precedente, si rifiutarono di pagare la tassa e nei violenti tumulti che seguirono il vescovo di Castello rimase ucciso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In seguito alla scomunica delle contrade più faziose, si acuirono le rivalità fra le due parti. E poichè gli abitanti di S. Nicolò dei Mendicoli avevano avuto un ruolo di rilievo nella cruenta contesa, i Castellani li espulsero dalla loro fazione denominandoli spregiativamente Nicolotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale appellativo divenne definitivo due secoli dopo, allorchè i Nicolotti che nel frattempo si erano uniti ai Cannaruoli &#8211; nell’ottobre del 1548 sfidarono i Castellani a S. Barnaba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due squadre si affrontarono sul ponte dei Pugni con lunghi bastoni appuntiti. La fazione che fosse riuscita a conquistare la piazzola centrale del ponte avrebbe vinto la disputa e conservato il proprio nome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vinsero i Castellani e da quel momento i Cannaruoli vennero definitivamente chiamati Nicolotti.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em><strong>Bibliografia:</strong><br>AA.VV., I giochi veneziani del Settecento nei dipinti di Gabriel Bella (Catalogo della Mostra), Venezia 1978.<br>P. Molmenti, La storia di Venezia nella vita privata, Trieste 1981.<br>B. Tamassia Mazzarotto, Giochi e feste a Venezia, Firenze 1980.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dorsoduro (1.01)</title>
		<link>https://voltalacarta.org/dorsoduro-1-01/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[JollyJocker]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:11:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;isola urbana dei Mendicoli Il sistema di isole dei Mendicoli e dell&#8217;Angelo Raffaele, un tempo delimitato a sud dal canale di Fusina e a nord da un’ampia rada, compresa fra S.ta Chiara e S.ta Marta, è di formazione antichissima e fu abitato fin dal VII secolo d.C. Sovrapponendo la celebre]]></description>
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<p class="has-vertical-accent-gradient-background has-background has-large-font-size wp-block-paragraph"><strong><em>L&#8217;isola urbana dei Mendicoli</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di isole dei Mendicoli e dell&#8217;Angelo Raffaele, un tempo delimitato a sud dal canale di Fusina e a nord da un’ampia rada, compresa fra S.<sup>ta</sup> Chiara e S.<sup>ta</sup> Marta, è di formazione antichissima e fu abitato fin dal VII secolo d.C.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sovrapponendo la celebre pianta di Jacopo De’ Barbari (1500) all’attuale, si coglie perfettamente il mutato assetto urbano di questo lembo di città.<br>In luogo degli insediamenti previdenziali del XVI, XVII secolo (case d&#8217;affitto in fondamenta dei Cereri, dei Pensieri, delle Burchielle ecc.) e dell’attuale Stazione Marittima scorgiamo un’ansa profonda, delimitata a ovest dalla sottile lingua di terra dei Mendicoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">AI 1324 risale la costruzione dell’argine di S. Marta (arzere), eretto allo scopo di proteggere la città dalle piene del Brenta, che anticamente sfociava a Fusina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due secoli dopo, intorno alla metà del Cinquecento, i veneziani avrebbero deviato nuovamente il corso del Brenta, convogliandone le acque in un alveo artificiale e spostandone la foce a sud di Chioggia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questa imponente opera di ingegneria idraulica, la Magistratura alle Acque aveva inteso arrestare il progressivo interramento della laguna ovest, dovuto all’azione del fiume, e il processo di dolcificazione e di impaludamento delle acque, al quale si doveva la diffusione della malaria.<br>Con la deviazione del Brenta e di altri fiumi minori, il quartiere dei Mendicoli perse quell’importanza commerciale che aveva permesso a molte famiglie della zona di arricchirsi mediante gli intensi traffici fluviali, e andò acquistando quel carattere umile e appartato che lo caratterizza tuttora.<br></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em><strong>Bibliografia</strong>:<br>G. Bellavitis, Itinerari per Venezia, Roma 1980.<br>P. Maretto, L&#8217;edilizia gotica veneziana, Venezia 1978.<br>S. Muratori, Studi per una operante storia urbana di Venezia, Roma 1960.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="893" src="https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/01_Mendicoli-1024x893.png" alt="" class="wp-image-4759" srcset="https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/01_Mendicoli-1024x893.png 1024w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/01_Mendicoli-300x262.png 300w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/01_Mendicoli-768x670.png 768w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/01_Mendicoli-1536x1340.png 1536w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/01_Mendicoli-460x400.png 460w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/01_Mendicoli-465x406.png 465w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/01_Mendicoli-573x500.png 573w, https://voltalacarta.org/wp-content/uploads/2026/05/01_Mendicoli.png 1572w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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