I Nicolotti
L’itinerario prende le mosse dall’antica chiesa di S. Nicolò dei Mendicoli, situata in una delle contrade più popolari di Venezia, un tempo dimora di artigiani e pescatori, i Nicolotti. Ancora oggi, nel campo antistante la Chiesa, si può scorgere il pilone che sorreggeva il loro stendardo e una colonna col leone alato che risale al 1700.
Con i Castellani essi costituivano una delle due fazioni in cui si divideva la città.
I Nicolotti formavano anche una sorta di piccola Repubblica, a capo della quale veniva eletto un Gastaldo, coadiuvato da dodici presidenti e un cancelliere, addetti all’amministrazione e all’ordinamento della pesca.
Per la piccola comunità l’elezione del gastaldo costituiva occasione di festa. Le finestre venivano addobbate con damaschi e drappi multicolori e la gente si riversava per le strade a festeggiare il nuovo eletto.
Questi, smesso l’abito coi distintivi neri dei Nicolotti e indossato quello rosso delle pubbliche cerimonie, si recava a piedi a Palazzo Ducale, dove veniva accolto dal doge con il tradizionale abbraccio.
Anticamente anche la piccola comunità dei Nicolotti apparteneva alla fazione dei Castellani. Gli abitanti di tre sestieri, Castello, S. Marco, Dorsoduro, erano infatti chiamati Castellani, quelli degli altri sestieri – S.
Croce, S. Polo, Cannaregio, – Cannaruoli.
Ma nei primi anni del Trecento gli abitanti di cinque contrade di Dorsoduro (S. Nicolò dei Mendicoli, Angelo Raffaele, S. Sebastiano, S.ta Margherita e S. Pantalon) vennero colpiti da scomunica in seguito all’uccisione del vescovo di Olivolo (Castello), Ramberto Polo, recatosi nella parrocchia di S. Pantalon per la riscossione della decima dei morti. I parrocchiani, ritenendo di esserne stati definitivamente esonerati dal vescovo precedente, si rifiutarono di pagare la tassa e nei violenti tumulti che seguirono il vescovo di Castello rimase ucciso.
In seguito alla scomunica delle contrade più faziose, si acuirono le rivalità fra le due parti. E poichè gli abitanti di S. Nicolò dei Mendicoli avevano avuto un ruolo di rilievo nella cruenta contesa, i Castellani li espulsero dalla loro fazione denominandoli spregiativamente Nicolotti.
Tale appellativo divenne definitivo due secoli dopo, allorchè i Nicolotti che nel frattempo si erano uniti ai Cannaruoli – nell’ottobre del 1548 sfidarono i Castellani a S. Barnaba.
Le due squadre si affrontarono sul ponte dei Pugni con lunghi bastoni appuntiti. La fazione che fosse riuscita a conquistare la piazzola centrale del ponte avrebbe vinto la disputa e conservato il proprio nome.
Vinsero i Castellani e da quel momento i Cannaruoli vennero definitivamente chiamati Nicolotti.
Bibliografia:
AA.VV., I giochi veneziani del Settecento nei dipinti di Gabriel Bella (Catalogo della Mostra), Venezia 1978.
P. Molmenti, La storia di Venezia nella vita privata, Trieste 1981.
B. Tamassia Mazzarotto, Giochi e feste a Venezia, Firenze 1980.
