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		<title>Vittore Carpaccio</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 15:20:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[VITTORE CARPACCIO Non sappiamo con certezza in che anno nacque Carpaccio, ma è probabile che sia nato a Venezia intorno al 1460, figlio di un certo Pietro Scarpazza. Il cognome (forse derivato dall’isola greca di Skarpanthos) col quale l’artista firmò le sue prime opere venne gradualmente alterato e latinizzato in]]></description>
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<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-3b621a4a2e76a36dc8cc575edbc321f1" style="background:linear-gradient(90deg,rgb(255,255,255) 0%,rgb(238,238,238) 100%)"><strong>VITTORE CARPACCIO</strong></p>



<p>Non sappiamo con certezza in che anno nacque Carpaccio, ma è probabile che sia nato a Venezia intorno al 1460, figlio di un certo Pietro Scarpazza. Il cognome (forse derivato dall’isola greca di Skarpanthos) col quale l’artista firmò le sue prime opere venne gradualmente alterato e latinizzato in “Carpathius”, Carpaccio. Carpaccio fu forse allievo, o quantomeno seguace, di due dei principali pittori della generazione precedente che operarono a Venezia, Gentile Bellini e Antonello da Messina. Non sappiamo con certezza se Carpaccio abbia mai viaggiato, ma molti elementi dei suoi dipinti indicano che era al corrente dei nuovi sviluppi artistici nel resto d’Italia e, in particolare, doveva conoscere l’arte di Mantegna e di Piero della Francesca. Le tematiche orientali che affascinarono e ispirarono Carpaccio derivano forse da una serie di incisioni raffiguranti “Viaggi in Terra Santa”, opera dell’artista quattrocentesco Reeuwich di Utrecht. Negli ultimi anni della sua vita, aiutato dai due figli, Carpaccio lavorò ad una pala e ad altri dipinti per il Duomo di Capodistria. L’artista morì prima del 1526, sebbene l’anno esatto della sua morte non sia documentato.</p>



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<p></p>
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		<title>Canaletto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 22:48:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ANTONIO CANAL detto &#8220;CANALETTO&#8221; Antonio Canal nacque a Venezia nel 1697. Suo padre era scenografo e Antonio fece le sue prime esperienze dipingendo fondali per le rappresentazioni del teatro veneziano; nessuna di queste sue opere si e però conservata, dato il carattere occasionale della pittura di teatro, inevitabilmente destinata alla]]></description>
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<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-ea359c6b3d92168c10fd8b236fc13fb5" style="background:linear-gradient(135deg,rgba(7,146,227,0.01) 2%,rgb(172,251,251) 100%)"><strong>ANTONIO CANAL detto &#8220;CANALETTO&#8221;</strong></p>



<p>Antonio Canal nacque a Venezia nel 1697. Suo padre era scenografo e Antonio fece le sue prime esperienze dipingendo fondali per le rappresentazioni del teatro veneziano; nessuna di queste sue opere si e però conservata, dato il carattere occasionale della pittura di teatro, inevitabilmente destinata alla distruzione. É probabile che già negli anni giovanili Canaletto si dedicasse a dipingere anche vedute, seguendo gli esempi del veneziano Marco Ricci (1676-1730), pittore di paesaggi fantastici, e di Luca Carlevarijs (1663-1729), attivo a Venezia e autore di vedute della città. Intorno al 1719 Antonio si recò con il padre a Roma. Secondo Anton Maria Zanetti (il collezionista d’arte e scrittore veneziano, contemporaneo al Canaletto, a cui dobbiamo alcune notizie sulla vita del pittore) il giovane Canal: “lasciato poi il teatro, annoiato dalla indescretezza de’ pittori drammatici, passò giovinetto a Roma e tutto si diede a dipingere vedute dal naturale. Ciò fu circa l’anno 1719, in cui scomunicò, cosi dicea egli, solennemente il teatro”. II viaggio a Roma fu intrapreso, in realtà, per impegni di lavoro ancora collegati all’attività teatrale (i Canal dovevano allestire due opere di Alessandro Scarlatti) e la decisione di Antonio di abbandonare il mondo delle scene non dovette essere così repentina come il racconto dello Zanetti lascia credere. Il soggiorno romano offrì, però al giovane Canaletto sollecitazioni determinanti per la scelta della sua futura attività e del genere della sua pittura. La veduta dal naturale di cui parla lo Zanetti era nata proprio a Roma circa un secolo prima, nel clima rinnovato dalla rivoluzione caravaggesca, che aveva fatto vacillare gli schemi dell’antica gerarchia dei generi pittorici (tanta manifattura è fare un quadro buono di fiori come di figura diceva Caravaggio); a Roma Canaletto poté vedere e studiare le opere di numerosissimi artisti, soprattutto nordici, che avevano dipinto le rovine e il paesaggio romano, in particolare di Viviano Codazzi (ca. 1603-1672), autore di vedute obiettive, realistiche, di Giovanni Paolo Pannini (ca. 1691-1736), pittore di composizioni con monumenti dell’antichità e di piazze animate dalla folla e di Gaspard Van Wittel (1653-1736), il vedutista di origine olandese considerato “l’antesignano di quell’atteggiamento razionalista e illuminista, di contestazione del barocco e di progressiva affermazione della nuova civilta laica e borghese“ (Antonio Paolucci) che caratterizzerà la pittura del Canaletto.</p>



<p>Tornato a Venezia, Canaletto matura negli anni fra il ‘23 e il ‘25 il passaggio dalla pittura di fantasia, di concezione ancora barocca, alla veduta naturalistica. La considerazione sul mercato delle sue opere va sempre più aumentando; fra il 1725 e il ‘30 le sue tele sono richiestissime in tutta Europa da mercanti d’arte e grandi collezionisti: Anton Maria Zanetti, l’ambasciatore di Francia, Owen McSwiney, intermediario del duca di Richmond, il maresciallo Mathias Schulenburg, noto collezionista a Venezia. In questi anni Canaletto conduce la sua ricerca pittorica impegnandosi in una rappresentazione rigorosamente razionale e obiettiva della realtà, in una ricerca di verità positiva che lo inserisce nel vivo della cultura illuminista. La città che rappresenta, analizzandone le strutture e descrivendone i particolari con lucida esattezza, è la città moderna, carica di memorie del passato, ma piena di vita presente, di episodi quotidiani, di attività umane. A partire dal 1730 Canaletto lavora quasi esclusivamente per il pubblico inglese; gli fa da intermediario Joseph Smith, uomo d’affari abilissimo, collezionista e mercante d’arte, che sarà nominato nel 1744 console di sua maestà britannica a Venezia. Per Canaletto è un periodo di attività incessante; gli è a fianco, come aiuto, il nipote Bernardo Bellotto. Nel 1746 il pittore parte per Londra. Il motivo che lo spinge a trasferirsi è, probabilmente, la sempre maggiore difficoltà a trovare occasioni di lavoro in patria. Venezia ormai da tempo non era una città ricca e negli ultimi anni, a causa della guerra di successione austriaca, anche il flusso dei visitatori stranieri era andato diminuendo, con la conseguenza di una preoccupante stasi sul mercato artistico. Canaletto si tratterrà in Inghilterra per circa un decennio. Il suo ritorno a Venezia è databile fra il 1755 e il ‘56. Nel 1763, cinque anni prima della sua morte, sarà eletto membro della Accademia veneziana di pittura e scultura e nominato professore di prospettiva.</p>



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		<title>Basilica di santa Maria Assunta &#8211; Torcello</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 09:09:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[LA BASILICA DI TORCELLO Secondo la spiegazione tradizionale, Torcello deriva il nome attraverso il latino Torcellum, da turricellum, vale a dire una delle sei torri della romana città di Altino, distrutta tra il Vll e l&#8217;Vlll secolo, che sorgeva sul limite della laguna ad occidente della Torcello attuale. Più probabile,]]></description>
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<p class="has-vivid-green-cyan-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-f1ba2da1c7856826197d7d3501485aa5" style="background:linear-gradient(135deg,rgba(7,146,227,0.01) 2%,rgb(255,244,163) 100%)"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-green-cyan-color">LA BASILICA DI TORCELLO</mark></strong></p>



<p>Secondo la spiegazione tradizionale, Torcello deriva il nome attraverso il latino <em>Torcellum, </em>da <em>turricellum, </em>vale a dire una delle sei torri della romana città di Altino, distrutta tra il Vll e l&#8217;Vlll secolo, che sorgeva sul limite della laguna ad occidente della Torcello attuale. Più probabile, invece, che Torcello derivi il suo nome da <em>dorcellum, o </em>piccolo dorso o dorso lagunare, indicativo di isolotti emergenti dalle acque circostanti. Abitata in età imperiale, forse come luogo di villeggiatura dei vicini altinati, subì radicali trasformazioni nella mareggiata della fine del VI secolo, per essere poi ripopolata in parte, sino all&#8217;insediamento notevole operatosi tra il 639 e il 640. In questi anni, il vescovo di Altino trovava rifugio a Torcello col suo popolo per salvarsi dalla prepotenza longobarda, che stava conquistando la sua città. Aveva origine dunque la diocesi di Torcello, che nel corso dei secoli estese il suo territorio in tutte le lagune settentrionali, giungendo vicino a Venezia, sino a Jesolo ed Eraclea, e raggiungendo la massima importanza sul piano politico-commerciale nel corso del X secolo; si ricordi che il Porfirogenito, imperatore di Bisanzio, cita Torcello come un grande emporio. Decaduta dopo il 1000 come centro commerciale a vantaggio della nascente Venezia, rimase come diocesi sino al 1818, anno in cui fu soppressa ed unita al patriarcato di Venezia.</p>



<p>Ora l&#8217;isola, che conta alcune decine di abitanti, è punto obbligato di riferimento artistico-turistico della laguna, luogo al quale tanti letterati ed esteti hanno dedicato pungenti pagine: si pensi solo a Ruskin nelle sue celebri <em>Stones of Venice</em>! Nel 639, veniva innalzata la nuova basilica in Torcello, in onore della Madre di Dio, per conto di Isaccio, esarca<a href="#sdfootnote1sym" id="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a> di Ravenna, rappresentante di Eraclio, l&#8217;imperatore di Bisanzio: il fatto è testimoniato dall&#8217;iscrizione, ora conservata nel presbiterio della basilica, una delle più antiche delle lagune venete.</p>



<p>Non sappiamo quale fosse la pianta di questa primitiva basilica, giacché le ipotesi sono diverse: di massima sembra assodato che essa sorgesse nell&#8217;area dell&#8217;attuale. Forse possedeva l&#8217;abside centrale senza l&#8217;estradosso esterno. Successivi lavori si ebbero durante l&#8217;VIII secolo, mentre attorno al 1008 il vescovo Orso Orseolo procedeva ad un restauro o meglio ad una ricostruzione dell&#8217;edificio, che è poi l&#8217;attuale.</p>



<p>L&#8217;edificio si presenta nella austera solenne struttura dell&#8217;architettura esarcale, tarda voce dello stile ravennate, che ebbe nella città degli esarchi il suo splendore nel VI secolo. Tanti motivi qui a Torcello ricordano le chiese ravennati di Sant&#8217;Apollinare Nuovo e Sant&#8217;Apollinare in Classe, magari attraverso la mediazione di Santa Eufemia di Grado. La facciata è a tre navate, suddivisa dalle eleganti lesene di indubbio ricordo ravennate (si pensi a Galla Placidia), con il caratteristico portico antistante e meglio ancora il battistero, forse circolare, di cui restano solo i ruderi, in asse con la porta centrale della basilica. Accanto alla basilica sorge l&#8217;edificio di Santa Fosca, eretto forse un secolo dopo di quella. Secondo i dati di cronache antiche, qui ci sarebbe stato l&#8217;antico battistero, in onore del Battista, adoperato dai profughi di Altino per i loro riti sacri finché si stava costruendo la basilica. Il culto di Fosca e Maura, sante ravennati, va datato attorno al 1000. L’edificio, un autentico e raro gioiello di architettura bizantina, è prezioso documento dello stile martiriale macedone; esso è a pianta ottagonale, avvolto dall&#8217;elegantissimo e armonioso porticato a colonne poligonali e rotonde dal caratteristico piedritto<a id="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a>.</p>



<p>L&#8217;interno manifesta una struttura a tre navate per quanto ridottissime, con colonne di marmo greco a venature striate.</p>



<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>



<p><a id="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a> Titolo riconosciuto al governatore bizantino che, dal VI fino all&#8217;VIII secolo, venne adibito all&#8217;amministrazione delle provincie italiane.</p>



<p><a id="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc">2</a> In architettura, qualsiasi struttura resistente verticale, con funzione di sostegno.</p>



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		<title>Laboratori e Animazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 16:38:42 +0000</pubDate>
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