L’isola urbana dei Mendicoli
Il sistema di isole dei Mendicoli e dell’Angelo Raffaele, un tempo delimitato a sud dal canale di Fusina e a nord da un’ampia rada, compresa fra S.ta Chiara e S.ta Marta, è di formazione antichissima e fu abitato fin dal VII secolo d.C.
Sovrapponendo la celebre pianta di Jacopo De’ Barbari (1500) all’attuale, si coglie perfettamente il mutato assetto urbano di questo lembo di città.
In luogo degli insediamenti previdenziali del XVI, XVII secolo (case d’affitto in fondamenta dei Cereri, dei Pensieri, delle Burchielle ecc.) e dell’attuale Stazione Marittima scorgiamo un’ansa profonda, delimitata a ovest dalla sottile lingua di terra dei Mendicoli.
AI 1324 risale la costruzione dell’argine di S. Marta (arzere), eretto allo scopo di proteggere la città dalle piene del Brenta, che anticamente sfociava a Fusina.
Due secoli dopo, intorno alla metà del Cinquecento, i veneziani avrebbero deviato nuovamente il corso del Brenta, convogliandone le acque in un alveo artificiale e spostandone la foce a sud di Chioggia.
Con questa imponente opera di ingegneria idraulica, la Magistratura alle Acque aveva inteso arrestare il progressivo interramento della laguna ovest, dovuto all’azione del fiume, e il processo di dolcificazione e di impaludamento delle acque, al quale si doveva la diffusione della malaria.
Con la deviazione del Brenta e di altri fiumi minori, il quartiere dei Mendicoli perse quell’importanza commerciale che aveva permesso a molte famiglie della zona di arricchirsi mediante gli intensi traffici fluviali, e andò acquistando quel carattere umile e appartato che lo caratterizza tuttora.
Bibliografia:
G. Bellavitis, Itinerari per Venezia, Roma 1980.
P. Maretto, L’edilizia gotica veneziana, Venezia 1978.
S. Muratori, Studi per una operante storia urbana di Venezia, Roma 1960.

