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	<title>Poesia &#8211; VoltaLaCarta</title>
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		<title>L&#8217;Aquilone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[JollyJocker]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 16:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>C&#8217;è qualcosa di nuovo oggi nel sole,<br>anzi d&#8217;antico: io vivo altrove, e sento<br>che sono intorno nate le viole.<br>Son nate nella selva del convento<br>dei cappuccini, tra le morte foglie<br>che al ceppo delle quercie agita il vento.<br>Si respira una dolce aria che scioglie<br>le dure zolle, e visita le chiese<br>di campagna, ch&#8217;erbose hanno le soglie:<br>un&#8217;aria d&#8217;altro luogo e d&#8217;altro mese<br>e d&#8217;altra vita: un&#8217;aria celestina<br>che regga molte bianche ali sospese…<br>sì, gli aquiloni! È questa una mattina<br>che non c&#8217;è scuola. Siamo usciti a schiera<br>tra le siepi di rovo e d&#8217;albaspina.<br>Le siepi erano brulle, irte; ma c&#8217;era<br>d&#8217;autunno ancora qualche mazzo rosso<br>di bacche, e qualche fior di primavera<br>bianco; e sui rami nudi il pettirosso<br>saltava, e la lucertola il capino<br>mostrava tra le foglie aspre del fosso.<br>Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino<br>ventoso: ognuno manda da una balza<br>la sua cometa per il ciel turchino.<br>Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,<br>risale, prende il vento; ecco pian piano<br>tra un lungo dei fanciulli urlo s&#8217;inalza.<br>S&#8217;inalza; e ruba il filo dalla mano,<br>come un fiore che fugga su lo stelo<br>esile, e vada a rifiorir lontano.<br>S&#8217;inalza; e i piedi trepidi e l&#8217;anelo<br>petto del bimbo e l&#8217;avida pupilla<br>e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.<br>Più su, più su: già come un punto brilla<br>lassù lassù… Ma ecco una ventata<br>di sbieco, ecco uno strillo alto… &#8211; Chi strilla?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sono le voci della camerata<br>mia: le conosco tutte all&#8217;improvviso,<br>una dolce, una acuta, una velata…<br>A uno a uno tutti vi ravviso,<br>o miei compagni! e te, sì, che abbandoni<br>su l&#8217;omero il pallor muto del viso.<br>Sì: dissi sopra te l&#8217;orazioni,<br>e piansi: eppur, felice te che al vento<br>non vedesti cader che gli aquiloni!<br>Tu eri tutto bianco, io mi rammento.<br>solo avevi del rosso nei ginocchi,<br>per quel nostro pregar sul pavimento.<br>Oh! te felice che chiudesti gli occhi<br>persuaso, stringendoti sul cuore<br>il più caro dei tuoi cari balocchi!<br>Oh! dolcemente, so ben io, si muore<br>la sua stringendo fanciullezza al petto,<br>come i candidi suoi pètali un fiore<br>ancora in boccia! O morto giovinetto,<br>anch&#8217;io presto verrò sotto le zolle<br>là dove dormi placido e soletto…<br>Meglio venirci ansante, roseo, molle<br>di sudor, come dopo una gioconda<br>corsa di gara per salire un colle!<br>Meglio venirci con la testa bionda,<br>che poi che fredda giacque sul guanciale,<br>ti pettinò co&#8217; bei capelli a onda<br>tua madre… adagio, per non farti male.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Primi poemetti &#8211; Giovanni Pascoli (1855-1912)</p>



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